Tuesday, January 27, 2015

Trend Alert: Furry!


Colorate o neutre, a motivi geometrici o tinta unita, corte o lunghe, naturali oppure ecologiche, sono le vere protagoniste dell'inverno: le pellicce.
E se per qualche anno sono state accantonate nell'armadio perché un pò demodè, è ormai tempo di rispolverarle. Un capo che mette d'accordo tutti o quasi, nelle versioni sintetiche, offrendo stile e calore allo stesso tempo. Sbizzarrirsi su lunghezze e modelli sarà un vero spasso, visto che dalle passarelle arrivano le ispirazioni più glam, per approdare sul mercato con modelli più accessibili ma non per questo meno attraenti. Personalmente consiglio le tonalità neutre, un bel grigio/fango o nero, perfetti con i leggins di pelle ed ankle boots, oppure un bel gilet di pelliccia miele per una mise più casual da abbinare finanche ad un paio di trainers; da indossare con un bel cappello di lana a maglia grossa, una clutch o una borsa di medie o piccole dimensioni ultramoderna ed il gioco è fatto. Per le più "coraggiose" molto carine le versioni pastello, tenere e raffinate e con un tocco di personalità in più. Dunque tremate, le Yeti son tornate! ;D

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Monday, January 19, 2015

Ethnic cape



Fantasie geometriche, colori caldi, lane pesanti, sono il must di questa stagione, tutti rinchiusi in un unico trend, la cappa etnica. Un capo che abbiamo visto in più versioni, da quella sofisticata e snob con tanto di iniziali di Burberry alle versioni più accessibili di Zara &Co.
Anche io mi sono lasciata ammaliare dai colori di questa sciarpa/cappa che è leggera quanto calda e si può utilizzare in mille modi diversi.
Ho abbinato un altro must-have di questo inverno, un paio di stivali over the knee in nappa morbidissima, quelli che indosso sono di Chloè ed erano sepolti nel mio guardaroba da chissà quanto tempo... Il risultato, un outfit confortevole ma ricercato. Se volete crearne uno per la sera scegliete tonalità più scure ed il gioco è fatto!

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Wednesday, January 14, 2015

Painting of the week - Le turban vert


Iniziò tragicamente con la prematura scomparsa del padre, la travagliata vita di Tamara Rosalia Gurwik-Gòrska, più tardi nota come Tamara de Lempicka. 
Le sue opere, influenzate dal fascino e dai contorni morbidi ed avvolgenti dell'Art Decò furono frutto di un enorme esperienza, non solo artistica, quanto di vita e viaggi, di sogni ed amori. Russia, Europa ed America furono per lei culle in momenti diversi della sua palpitante esistenza, nella quale potè avvalersi di influenti amicizie, Gabriele D'annunzio - per citarne una a noi vicina - che tentò vanamente di sedurla, si mormora.
Dopo una prima formazione a Mentone, Tamara riuscì ad individuare la sua reale vocazione artistica a Parigi, dove sviluppò uno stile assolutamente innovativo e sorprendente per l'epoca. I suoi ritratti infatti, classici e raffinati, racchiudevano al loro interno tutte le sue capacità di ecletticismo e versatilità, virtù acquisite con ogni probabilità proprio grazie ai suoi continui spostamenti.
Un'artista a tutto tondo, un personaggio che si è senz'altro distinto, attraversando critiche e plausi nel corso del tempo. 
In tutte le sue opere, come nel "Le turbant vert" del 1929,  i personaggi sono portatori di un'ammaliante malinconia. Gli occhi sporgenti ed espressivi, ma al contempo languidi parlano per loro come a descriverlo caratterialmente. Decisione e passione sono messaggi onnipresenti, a testimonianza di quanto la pittrice dipendesse dal suo lavoro e con che instensità essa continuasse  a dipingere.
Anche il fatto che la Lempicka amasse le donne oltre che gli uomini, è prova di quanto i soggetti femminili potessero attrarla, tanto da trasferirlo con grande finezza e cognizione in ogni dettaglio.
E così avviene in questa stessa opera: in primo piano, la donna che guarda lo spettatore ha un'aria ferma e fatale, di chi sa ciò che vuole ed ha tutto il potere necessario per ottenerlo. La seconda figura invece, si abbandona alla prima, fondendosi in un tutt'uno con essa. 
Non è chiaro se le donne siano solo amiche o amanti, ma la mano che la prima poggia sulla spalla della seconda, trasmette un senso di protezione, facendo presupporre che sia lei a condurre il gioco. Il verde giada, un colore molto utilizzato dall'artista è un suggestivo richiamo al mistero, così come il turbante, indumento chiave del dipinto. E ancora, mani curatissime e labbra rosso corallo sono ulteriori allusioni ad una sensualità che l'autrice ha sempre sovvenzionato con le sue capacità, divenendone uno dei più significativi alfieri sino ai giorni nostri.

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